Azienda Agricola Fiorano- organic winery and natural wines-Agritourism in Le Marche
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lunedì 13 febbraio 2017
Bellissimo virtual tour del Borgo di COSSIGNANO
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domenica 5 febbraio 2017
ABBIAMO MIGLIORATO ANCORA: 9.8 su BOOKING.COM!
Siamo felici di aver migliorato ancora nel 2016 il nostro score attribuito dai nostri clienti al soggiorno e servizi offerti da Fiorano, agriturismo biologico nelle Marche, situato in prossimità del mare di san Benedetto del Tronto e Riviera delle palme. Raggiungere 9.8 non è facile e l'impegno che ci abbiamo messo è stato davvero tanto. Ve lo assicuriamo. Offrire sempre un servizio di qualità alto e vario nelle prime colazioni, con varietà e qualità dei cibi offerti e preparati da noi freschi ogni giorno (salato e dolce), offrire una pulizia quotidiana ineccepibile e consigli di soggiorno a tutti i nostri ospiti , dare indicazioni per scoprire il territorio e molto altro ancora, richiede tempo e dedizione costante per gli ospiti , da parte di tutti noi che lavoriamo anche nell'azienda vinicola di cui Fiorano agriturismo biologico è parte integrante. Noi pensiamo che la nostra forza sia il contatto famigliare che desideriamo avere con tutti i nostri ospiti. Che dire: vi aspettiamo ancora nel 2017 per farvi conoscere posti meravigliosi ancora segreti nelle Marche !
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venerdì 22 agosto 2014
Last minute in Agriturismo Marche Biologico Fiorano
Offerta soggiorno in agriturismo biologico Marche Fiorano situato a soli 15 km dal mare Bandiera blu di San Benedetto del Tronto e Grottammare . Appartamento disponibile per due persone dal 23 al 30 agosto con trattamento B&B a soli 90 euro/giorno, tutto compreso. Contattateci.
martedì 10 gennaio 2012
LA VENDEMMIA ITALIANA UCCISA DALLA BUROCRAZIA
09 gennaio 2012 — LaRepubblica- Di Carlo Petrini
Il mondo del vino è giunto al limite della sopportazione. Al calo dei consumi, alla crescita della concorrenza mondiale, agli effetti della crisi economica sulla classe media, i viticoltori italiani devono aggiungere una pressione burocratica che pesa oggi come mai in passato. Paradossalmente, per loro è la burocrazia a ubriacare. Quello del vino è un settore su cui si concentrano controlli e soprattutto adempimenti di varia natura in misura superiore a ogni altro comparto del settore agroalimentare. E questo stato di cose non può più continuare per due ordini di ragioni: primo, perché pretendere dall' industria e dal vigneron gli stessi adempimenti può diventare la peggiore ingiustizia e, secondo, perché la ragione di molte scartoffie è venuta meno, ma sono rimasti chili di moduli, da compilare, spesso, attraverso consulenti, associazioni di categoria e "professionisti" variamente interessati. Per arrivare a tappare la sua bottiglia di vino doc, un viticoltore deve fare richiesta per poter piantare, subire la verifica di ciò che ha piantato e quindi iscrivere la vigna all' albo. Dopo la fatica e l' investimento, dopo tre anni di coltivazione (e sperando che la grandine, la peronospora e la flavescenza stiano sempre lontane), finalmente arriva la prima vendemmia. E con essa, la prima denuncia di produzione all' organismo di controllo, la prima compilazione del registro di vinificazione (su cui si scrive almeno mezza dozzina di volte ogni anno, per ogni vino, con colonne, conti e riporti). Poi c' è il registro di carico e scarico; quindi il registro di imbottigliamento e, naturalmente, bisogna acquistare le fascette, chiedere il parere di imbottigliamento, mandare il vino in degustazione e attenderne il responso. Una pletora di attività richieste, fra le quali non è più facile distinguere le molte cose inutili dalle poche utili. Immagino l' obiezione: i controlli sono la garanzia del consumatore. Allentarli può far tornare i tempi bui del metanolo. Non sono d' accordo. Quello che sembra buon senso, in realtà, manifesta una certa ignoranza e soprattutto non vede che tutta questa burocrazia pesa in modo assai diverso per le aziende dei vignaioli, producteurs et récoltants si direbbe in Francia, rispetto alle grandi aziende che basano la propria attività sul commercio di vini. Intanto, lo scandalo del metanolo fu scatenato da chi non aveva mai fatto una vendemmia e tuttavia produceva ogni anno un vino sempre uguale, nel grado e nella mediocrità. In secondo luogo, registri e bolle c' erano già tutti al tempo dello scandalo e non lo evitarono né salvarono vite. Chi desidera impiantare un' impresa che guadagni sul vino, magari senza avere nulla a che fare con l' uva, non si spaventa certo della burocrazia, anzi, è spesso formalmente più "in regola" di qualunque viticoltore che, tra lavori di campagna e di cantina, ha poche risorse sue da dedicare alle scartoffie e manca dei margini per pagare del personale che si occupi di esse. Il fatto che la legge della burocrazia sia uguale per tutti si traduce così in una regolarità formale per aziende che operano con logiche industriali, che spalmano i costi della segretaria dedicata su milioni di bottiglie o li recuperano commercializzando prodotti mediocri, mentre diventa la spada di Damocle della costante irregolarità formale, sulla testa dei vignaioli veri. Dunque tutte quelle pratiche (quanta ironia in questo nome) non assicurano la regolarità sostanziale di quelle aziende. E cosa ci dicono della sostenibilità umana e ambientale del loro modo di lavorare? Cosa della qualità di quei vini? Se da vent' anni la critica enologica tributa i giusti allori alle produzioni di taglia artigianale, fino ad arrivare ai quasi paradossali vins de garage, siamo dinanzi a un fatto: le bottiglie più premiate e lo stesso prestigio enologico di un Paese vengono da chi ha le maggiori difficoltà a sostenere il peso della burocrazia. È giunto il tempo, allora, di chiederci cosa è giusto, non solo cosa è legale. E in un contesto globale, con sistemi economici che mettono in competizione il mondo intero, è doveroso riflettere: con quale faccia imponiamo ai nostri viticoltori di competere con chi ha a che fare con meno della metà dei controlli e dei controllori (come in Francia) e con chi non ha nemmeno un decimo dei suoi adempimenti (come nel Nuovo Mondo, in Australia o in Cina). Serve davvero segnare ogni travaso in cantina su un registro che, aperto, non sta nemmeno tutto sul tavolo? Davveroè ancora necessario tracciare ogni chilo di feccia che resta sul fondo di una vasca, per evitare che qualcuno lo distilli clandestinamente? Bisogna distinguere per non commettere le peggiori ingiustizie: se i grandi produttori industriali possono continuare come oggi, ai piccoli, ai vignaioli che trasformano le proprie uve o poco più, non deve restare, degli adempimenti attuali, che il dovere di una dichiarazione delle uve vendemmiate e del vino prodotto, corredato dell' indicazione dei trattamenti enologici che i regolamenti europei prevedono siano registrati. Il potere politico ha l' opportunità di fare questa liberalizzazione e, a mio avviso, ha il dovere di concentrare tutte le funzioni di controllo in un unico organo cui fare riferimento. Sì perché, oggi, gli interlocutori della cantina sono Comune, Provincia, Regione, Asl, Icq (ex repressione frodi), Camera di Commercio, Valoritalia, senza contare le forze di polizia (che sono comunque quattro, a loro volta). E alcune di queste istituzioni interagiscono con le cantine attraverso uffici diversi, che spesso comunicano assai poco fra loro. Si camminano più i corridoi che le vigne, prendendo a prestito un' espressione di Veronelli. Tutto questo stato di cose si traduce in una difficoltà iniqua, per chi voglia condurre un' attività a misura d' uomo e di ambiente, perché aggiunge pensierie costi alla fatica, agli incerti atmosferici, al mercato sempre più affollato. E se penso che tanti ostacoli diventano un deterrente ulteriore, per un giovane che voglia iniziare l' attività agricola, sostengo con ancor maggior forza che il mondo del vino non solo non può più permettersi questo stato di cose, ma, quel che è peggio, rischia di non sopravvivergli. - CARLO PETRINI
Il mondo del vino è giunto al limite della sopportazione. Al calo dei consumi, alla crescita della concorrenza mondiale, agli effetti della crisi economica sulla classe media, i viticoltori italiani devono aggiungere una pressione burocratica che pesa oggi come mai in passato. Paradossalmente, per loro è la burocrazia a ubriacare. Quello del vino è un settore su cui si concentrano controlli e soprattutto adempimenti di varia natura in misura superiore a ogni altro comparto del settore agroalimentare. E questo stato di cose non può più continuare per due ordini di ragioni: primo, perché pretendere dall' industria e dal vigneron gli stessi adempimenti può diventare la peggiore ingiustizia e, secondo, perché la ragione di molte scartoffie è venuta meno, ma sono rimasti chili di moduli, da compilare, spesso, attraverso consulenti, associazioni di categoria e "professionisti" variamente interessati. Per arrivare a tappare la sua bottiglia di vino doc, un viticoltore deve fare richiesta per poter piantare, subire la verifica di ciò che ha piantato e quindi iscrivere la vigna all' albo. Dopo la fatica e l' investimento, dopo tre anni di coltivazione (e sperando che la grandine, la peronospora e la flavescenza stiano sempre lontane), finalmente arriva la prima vendemmia. E con essa, la prima denuncia di produzione all' organismo di controllo, la prima compilazione del registro di vinificazione (su cui si scrive almeno mezza dozzina di volte ogni anno, per ogni vino, con colonne, conti e riporti). Poi c' è il registro di carico e scarico; quindi il registro di imbottigliamento e, naturalmente, bisogna acquistare le fascette, chiedere il parere di imbottigliamento, mandare il vino in degustazione e attenderne il responso. Una pletora di attività richieste, fra le quali non è più facile distinguere le molte cose inutili dalle poche utili. Immagino l' obiezione: i controlli sono la garanzia del consumatore. Allentarli può far tornare i tempi bui del metanolo. Non sono d' accordo. Quello che sembra buon senso, in realtà, manifesta una certa ignoranza e soprattutto non vede che tutta questa burocrazia pesa in modo assai diverso per le aziende dei vignaioli, producteurs et récoltants si direbbe in Francia, rispetto alle grandi aziende che basano la propria attività sul commercio di vini. Intanto, lo scandalo del metanolo fu scatenato da chi non aveva mai fatto una vendemmia e tuttavia produceva ogni anno un vino sempre uguale, nel grado e nella mediocrità. In secondo luogo, registri e bolle c' erano già tutti al tempo dello scandalo e non lo evitarono né salvarono vite. Chi desidera impiantare un' impresa che guadagni sul vino, magari senza avere nulla a che fare con l' uva, non si spaventa certo della burocrazia, anzi, è spesso formalmente più "in regola" di qualunque viticoltore che, tra lavori di campagna e di cantina, ha poche risorse sue da dedicare alle scartoffie e manca dei margini per pagare del personale che si occupi di esse. Il fatto che la legge della burocrazia sia uguale per tutti si traduce così in una regolarità formale per aziende che operano con logiche industriali, che spalmano i costi della segretaria dedicata su milioni di bottiglie o li recuperano commercializzando prodotti mediocri, mentre diventa la spada di Damocle della costante irregolarità formale, sulla testa dei vignaioli veri. Dunque tutte quelle pratiche (quanta ironia in questo nome) non assicurano la regolarità sostanziale di quelle aziende. E cosa ci dicono della sostenibilità umana e ambientale del loro modo di lavorare? Cosa della qualità di quei vini? Se da vent' anni la critica enologica tributa i giusti allori alle produzioni di taglia artigianale, fino ad arrivare ai quasi paradossali vins de garage, siamo dinanzi a un fatto: le bottiglie più premiate e lo stesso prestigio enologico di un Paese vengono da chi ha le maggiori difficoltà a sostenere il peso della burocrazia. È giunto il tempo, allora, di chiederci cosa è giusto, non solo cosa è legale. E in un contesto globale, con sistemi economici che mettono in competizione il mondo intero, è doveroso riflettere: con quale faccia imponiamo ai nostri viticoltori di competere con chi ha a che fare con meno della metà dei controlli e dei controllori (come in Francia) e con chi non ha nemmeno un decimo dei suoi adempimenti (come nel Nuovo Mondo, in Australia o in Cina). Serve davvero segnare ogni travaso in cantina su un registro che, aperto, non sta nemmeno tutto sul tavolo? Davveroè ancora necessario tracciare ogni chilo di feccia che resta sul fondo di una vasca, per evitare che qualcuno lo distilli clandestinamente? Bisogna distinguere per non commettere le peggiori ingiustizie: se i grandi produttori industriali possono continuare come oggi, ai piccoli, ai vignaioli che trasformano le proprie uve o poco più, non deve restare, degli adempimenti attuali, che il dovere di una dichiarazione delle uve vendemmiate e del vino prodotto, corredato dell' indicazione dei trattamenti enologici che i regolamenti europei prevedono siano registrati. Il potere politico ha l' opportunità di fare questa liberalizzazione e, a mio avviso, ha il dovere di concentrare tutte le funzioni di controllo in un unico organo cui fare riferimento. Sì perché, oggi, gli interlocutori della cantina sono Comune, Provincia, Regione, Asl, Icq (ex repressione frodi), Camera di Commercio, Valoritalia, senza contare le forze di polizia (che sono comunque quattro, a loro volta). E alcune di queste istituzioni interagiscono con le cantine attraverso uffici diversi, che spesso comunicano assai poco fra loro. Si camminano più i corridoi che le vigne, prendendo a prestito un' espressione di Veronelli. Tutto questo stato di cose si traduce in una difficoltà iniqua, per chi voglia condurre un' attività a misura d' uomo e di ambiente, perché aggiunge pensierie costi alla fatica, agli incerti atmosferici, al mercato sempre più affollato. E se penso che tanti ostacoli diventano un deterrente ulteriore, per un giovane che voglia iniziare l' attività agricola, sostengo con ancor maggior forza che il mondo del vino non solo non può più permettersi questo stato di cose, ma, quel che è peggio, rischia di non sopravvivergli. - CARLO PETRINI
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lunedì 27 luglio 2009
OFFERTA LAST MINUTE in AGRITURISMO MARCHE, vicino al mare di San Benedetto del Tronto e Grottammare


Abbiamo limitatissima disponibilità per una camera matrimoniale + servizi a partire da sabato 1 agosto sino a sabato 8 o domenica 9 agosto (partenza) e dal 23 agosto al 29 agosto, trattamento BB . Se interessati per il periodo, vi invitiamo a contattarci!!!!!!!!!!!!!!!!!
Last minute in agriturismo Marche in double room (BB treatment) from 1st to 8th or 9th august or 23rd to 29th august! Take the opportunity !!We are close to Adriatic sea (13 km) and very near to the beautiful historic centre of Offida, Ascoli Piecno, Ripatransone and close to Sibillini National park!!
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